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Questa volta parlo io

Capitolo 11

 

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11) Paris, la ville lumière

Nel 1999 una indimenticabile sera, anche io conobbi il signor Romano Rodaro che, arrivato a casa del mio proprietario, lo informò della sua decisione di recarsi in Siberia.

Celso si alzò e raggiunta la libreria mi prese in mano, si avvicinò a Romano e porgendomi a lui gli disse: «Se vai in Russia devi portarlo con te, deve assolutamente ritornare nei luoghi dove è stato cento anni fa».

A quelle parole sussultai, e qualcosa mi fece saltare il cuore in gola; erano decenni che non provavo un’emozione così forte.

Romano mi prese in mano come fossi una reliquia e rifiutò, cominciò a dire che non se la sentiva di prendersi quella responsabilità, esitava insomma, ed io stavo correndo il pericolo di perdere quell’occasione unica e rimanere a casa. Fortunatamente il mio proprietario insistette, ricordandogli che in fondo ero solo un libro, non una reliquia! Io a dire il vero mi ritenevo qualcosa di più importante, o almeno non solo un semplice libro, ma visto il rischio che correvo, decisi di non dare molta importanza al commento.

Romano ripartì portandomi con sè alcuni giorni dopo, ma non per la Siberia: la destinazione per ora era Parigi, ouì monsieurs, proprio Paris, la ville lumière.

Che giornata memorabile: non solo avevo capito che andavo in Francia, ma stavo viaggiando, per la prima volta, dopo averne sentito tanto parlare, in auto! Io che avevo viaggiato sinora solo su un lentissimo treno sbuffante, su una nave, e sul cavallo di San Francesco...

Romano era prudentissimo, oltre che molto apprensivo nei miei riguardi: durante le sue fermate prima di scendere dall’auto controllava che fossi ben nascosto e al momento di ripartire si assicurava della mia presenza: mi trattava come un gioiellino.

Bel paese la Francia, peccato che ai miei occhi avesse quel piccolo neo di essere stata la patria dell’Illuminismo e della Rivoluzione, anche se, a dire il vero, dovevo riconoscere che dalla mia sponda troppe volte si era sentenziato e condannato in nome dell’Unico che  poteva condannare e invece perdona. Tante, troppe volte si era guardato con negatività e sospetto a tante conquiste dell’uomo per poi accettarle tranquillamente, dopo che avevano vinto.

Con Romano mi sentivo me stesso, non più urla di bambini, ma pace e silenzio. Non passava giorno senza che fossi preso fra le sue grandi mani, e finalmente dopo molti decenni venivo di nuovo usato per quello che ero: un libro di preghiere.

Ero così felice che per non deconcentrarlo, quando girava le pagine, cercavo di fare meno rumore possibile.

E venne il giorno della partenza per la Siberia.

Potete immaginare quello che mi passava per la mente al pensiero di rivedere i luoghi dove avevo passato oltre vent’anni della mia gioventù?

Cominciarono poco dopo a giungermi alle orecchie parole che non avevo mai sentito: Avion, Aèroport Charles De Gaulle.

Incominciai a preoccuparmi quando vidi Romano portarmi su una specie di siluro, non capivo cosa stesse succedendo, quando poi una voce intimò:

«Allacciare le cinture di sicurezza» avevo il cuore in gola.

Compresi ad un tratto di trovarmi su di un aereoplano, “quelle cose che volano come gli uccelli”, così mi avevano riferito tanti anni prima.

Provai un po’ di paura alla partenza, qualcosa mi arrivò addosso, ma in breve mi rilassai, l’aereo prese quota e un poco per volta vidi la pianura sottostante che si allontanava per far posto ad un cielo azzurro. Poco dopo, dall’oblò vidi delinearsi montagne su montagne di bellissime nuvole bianche: ero in cielo. Improvvisamente mi sorse un dubbio atroce.

Che si trattasse dello stesso Cielo di cui si accennava in quasi tutte le mie pagine?

Che gli uomini avessero trovato il modo di raggiungerlo così facilmente, senza pagare dazio?

Che fossi diventato improvvisamente vecchio e scemo fino al punto di non essermene mai accorto?

Mi imposi la calma, riflettendo mi convinsi che la cosa non era verosimile. Ad esempio mancava il coro degli angeli che il Paradiso deve sicuramente avere.

Mi addormentai a poco a poco, con la testa fra le nuvole, in ogni senso.

La solita vocina mi risvegliò da un bellissimo sogno, raccomandava di allacciare le cinture di sicurezza e di prepararsi per l’atterraggio, ma non capivo. Questa volta fui io ad andare addosso agli altri.

A Mosca ci fermammo il tempo necessario per l’acquisto del biglietto ferroviario che ci avrebbe portato ad Irkutsk. 

 

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