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Questa volta parlo io

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12) Di nuovo in Siberia

Come erano cambiate le cose! Mi ritornò in mente il viaggio di 100 anni prima come se lo avessi appena fatto. I ricordi mi assalirono all’improvviso e mi provocarono una emozione incredibile.

Viaggiavamo su un treno sufficientemente confortevole. Il tragitto Mosca – Vladivostock era diventato meta ambita di turisti in cerca di emozioni insolite.

A bordo si poteva trovare tutto l’indispensabile per il viaggio a cominciare da una fornita carrozza ristorante. Quando il treno arrivava in prossimità di qualche città si potevano scorgere dal finestrino molti capannoni industriali fatiscenti, dove la ruggine sembrava aver preso il sopravvento su tutto.

L’impressione che ricevevo del paese era di abbandono. Ogni tanto passavano tra gli scompartimenti, quasi a interrompere la monotonia del paesaggio, delle venditrici ambulanti con scialli e mercanzie tra le più disparate.

Dopo quattro giorni e mezzo di viaggio eravamo giunti a destinazione.

Le ricerche di Romano furono difficili. Ciò era dovuto al sommarsi di circostanze, che io conoscevo solo in parte.

Innanzitutto Luigi aveva scritto a suo modo il nome della località, scrivendo Massovoja invece di Missowaja, A questo si era aggiunto poi il fatto che la città su ordine di Stalin, nel 1941 aveva cambiato nome. Le era stato imposto il nome di Babuskin in ricordo di un compagno di Lenin, che con lui aveva fondato il giornale Iskra. Nel 1910 il compagno era stato preso e fucilato proprio a Missowaja, un monumento ricorda tuttora il luogo esatto dell’esecuzione.

La città era il punto di arrivo e di partenza del rompighiaccio che trasportava 24 vagoni ferroviari che dovevano attraversare il Bajkal (75 Km) prima della costruzione della Transbajkalika.

Il rompighiaccio, entrato in funzione nell’aprile 1900, era giunto dall’Inghilterra, smontato a pezzi e rimontato sul posto sotto la guida di maestranze inglesi.

Ci raccontarono che nel 1904, in periodo di guerra, il ghiaccio sul Bajkal era così spesso che neppure il rompighiaccio riusciva a muoversi. Si stesero allora i binari sulla lastra ghiacciata e, dopo aver separato i vagoni, si usarono dei cavalli per il traino sull’altra sponda.

Babuskin, posta sul lato est del Bajkal, fa parte dalla Repubblica dei Buriati che si estende a nord della Mongolia, sulle rive del lago Bajkal, con capitale Ulan Ude. Il suo territorio comprende le zone desertiche della parte orientale, nella provincia di Cita; le montagne Barguzin e i territori boscosi sulle sponde del lago Bajkal, dove si trova la sacra isola di Olchon. Ai buriati di fede buddista si sono mescolati, nel tempo le etnie slave. La loro lingua, che è di origine Mongola, era solo parlata, non aveva caratteri alfabetici, fu Stalin a imporre negli anni Trenta i caratteri dell’alfabeto cirillico.

Arrivammo a Babuskin nel cuore della notte; Romano preferì attendere l’alba in stazione. A tenergli compagnia, per così dire, furono una decina di allegri Buriati leggermente presi dall’alcol.

Alle prime luci dell’alba per prima cosa cercò un hotel. Dopo aver visto la stanza e stabilito il prezzo, chiese dove fosse la toilette e, con grande sorpresa, si vide ecologicamente mostrare con la mano, prima l’orto, poi la pala!

Io, tra me e me, pensai sorridendo che le cose lassù erano sì cambiate, ma fino ad un certo punto!

Non conoscendo la lingua russa, Romano aveva preventivamente fatto registrare su di una cassetta le motivazioni del suo viaggio, cosa che si rivelò utilissima quando, poco dopo, entrò nel piccolo museo cittadino.

Dopo aver ascoltato la registrazione, l’impiegata tutta eccitata non ci pensò due volte; chiuse a chiave i locali, prese Romano saldamente a braccetto - voleva evitargli l’ennesima scivolata sul ghiaccio della giornata - e lo portò prima dal Sindaco, poi dal direttore scolastico ed infine dalla fondatrice del Museo.

Come d’incanto si erano aperte tutte le porte, tutti ci guardavano con curiosità e rispetto.

Con grande stupore quel giorno venni a conoscenza che oggi la Transiberiana ha cambiato itinerario, il tratto di ferrovia che i Russi ancora oggi ricordano come il tratto Italiano è diventato Museo Nazionale di Architettura, l’Unesco pare abbia intenzionedi farlo diventare Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Un trenino porta i turisti ad ammirare l’opera realizzata con pochi mezzi, ma tanta competenza e buona volontà.

Pare che, quando nel 1953 ad Irkutsk venne costruita la diga sull’Angara, per un errore di calcolo, tratti della ferrovia finirono sommersi dalle acque del lago Baikal che salì di oltre un metro.

Io nel frattempo ero diventato oggetto di culto, non facevo altro che passare di mano in mano, avevo ripreso anche un po’ di dimestichezza con la lingua locale, e sentivo una signora dare spiegazioni a chiunque mi sfogliasse. Gongolavo.

Il giorno seguente Romano venne strappato a forza dall’Hotel (Gastinitsa); alcune persone che aveva conosciuto vollero ospitarlo e così per alcuni giorni ebbi il piacere di riannusare gli odori dei cibi locali, fatti in casa, che avevo ormai dimenticato, ed apprezzare l’ospitalità russa rimasta inalterata nel tempo.

Prima di partire salutammo il sindaco di Babuskin che ci fece solennemente promettere che saremmo ritornati. Al Museo Cittadino di Irkutsk inoltre, vollero fotografarmi e quindi esporre le foto in una bacheca.

Durante la nostra permanenza in quei luoghi ero rimasto stupito dai pochi uomini che si vedevano in circolazione. Il fatto è che molti, oggi come allora, eccedono con l’alcol diventato una piaga sociale. Una diversa morale rende la famiglia molto instabile, sono frequenti separazioni o divorzi. Si nota subito poi, che tanti lavori sono svolti dalle donne che, volenti o nolenti, debbono sobbarcarsi lavoro e mantenimento dei figli. Inoltre c’è molta disoccupazione con tutto ciò che ne consegue.

E’ meglio che questo fatto comunque non lo ricordi al mio attuale proprietario che, avendo tante donne in famiglia, potrebbe essere tentato dall’imitare questo modo di vivere dei saggi uomini siberiani.

Notammo che lassù le strade non erano asfaltate. Ciò è probabilmente dovuto al rigore dell’inverno siberiano poichè il ghiaccio sbriciolerebbe ben presto l’asfalto.

In quasi tutti i paesini che visitammo c’era una chiesa con la cupola dorata, eccetto a Missowaja, dove fu fatta saltare in aria per vendicare la morte di Babuskin.

Cercavo inutilmente, mentre circolavo per il paese, di ricordare qualche casa o angolo di strada. Dopo tanti anni ritrovare qualche edificio che fosse riuscito a sfidare i tempi, quando la gran parte del materiale di costruzione è il legno, era cosa purtroppo impossibile.

Una domenica, sottobraccio a Romano entrai in una chiesa. Prima di ripartire voleva accendere una candela per Luigi. Dopo che ebbe fatto il segno della croce, un gruppo di anziane signore che si trovavano a pregare gli si avvicinarono. Forse avevano notato che il segno della croce lo aveva fatto in modo diverso dal loro, forse era solo la curiosità nel vedere uno straniero a quelle latitudini.

Dopo essersi avvicinate, cominciarono a rivolgergli tante domande, facendogli poi ala all’uscita della Chiesa, tanto che Romano quando racconta il fatto, gonfiando il petto e sorridendo, dice che si sentì proprio come un Profeta.

Ebbi modo, in questo viaggio, di conoscere anche Albina Rugo e la già citata scrittrice Elvira Kamenschikova, una delle poche persone che hanno mantenuto e coltivato la memoria storica di fatti ed avvenimenti locali legati agli Italiani che lavorarono alla costruzione della ferrovia.

Elvira ha inoltre dedicato un libro (non ancora tradotto) al bujese Giovanni Minisini (1887-1956), emigrante pressoché sconosciuto a voi bujesi, suoi compaesani, ma diventato il più famoso fotografo di Irkutsk negli anni che hanno preceduto lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Come tutte le cose belle, quelle giornate passarono in fretta, molto diversamente dal modo incredibile di tanti decenni prima.

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